Ci sono giocatori che dominano un’epoca.
E poi ci sono quelli che riescono a metterli in discussione.
Juan Martín Del Potro è stato uno di loro.
Nel pieno dell’era dominata da Roger Federer, Rafael Nadal e Novak Djokovic, il gigante di Tandil è riuscito a ritagliarsi uno spazio speciale nella storia del tennis.
La sua carriera è stata una continua altalena tra trionfi e ostacoli, ritorni incredibili e nuove cadute.
E forse è questo che ha reso Juan Martín Del Potro uno dei giocatori più amati della sua generazione.
Perché la sua non è stata solo la storia di un campione.
È stata la storia di un lottatore.

IL GIGANTE DI TANDIL
Juan Martín Del Potro nasce il 23 settembre 1988 a Tandil, in Argentina.
Fin da giovanissimo mostra un talento naturale per il tennis. Il suo fisico, quasi due metri di altezza, e la potenza dei suoi colpi lo rendono immediatamente un prospetto speciale.
Le prime esperienze nel mondo dei professionisti arrivano quando ancora non ha compiuto 15 anni.
Il suo gioco è diretto e aggressivo: servizio potente, grande presenza da fondo campo e soprattutto un dritto che diventerà presto uno dei colpi più devastanti del circuito.
La vera esplosione arriva nell’estate del 2008, quando Del Potro conquista quattro tornei tra luglio e agosto. Questi successi lo portano dal 65° al 13° posto nel ranking. A soli 19 anni entra stabilmente tra i migliori del mondo.
Il tennis ha trovato un nuovo protagonista.
LA NOTTE CHE FERMÒ RE ROGER
Agli US Open del 2009 l’argentino disputa il torneo perfetto. In semifinale elimina Rafael Nadal, concedendogli solo 6 game, e conquista la prima finale Slam della sua carriera.
Dall’altra parte della rete c’è Roger Federer, cinque volte campione consecutivo a New York.
Sembra una finale impossibile.
Ma Del Potro gioca senza paura.
In una battaglia spettacolare fatta di scambi violentissimi da fondo campo, l’argentino riesce a rimontare dopo aver perso il primo set. Il suo dritto diventa sempre più dominante e Federer fatica a controllarne la potenza.
Dopo oltre quattro ore di gioco, Del Potro completa l’impresa e conquista il suo primo titolo del Grande Slam.
A soli vent’anni è il nuovo re di New York. Sarà il momento più alto della sua carriera.
MALEDETTI INFORTUNI
La carriera di Del Potro prende presto una direzione diversa.
Nel 2010 un grave problema al polso destro lo costringe a un intervento chirurgico e a una lunga pausa dal circuito. In seguito i problemi si sposteranno sull’altro polso, il sinistro, costringendolo a fermarsi più volte.
Il suo tennis cambia. Il rovescio, un tempo aggressivo e piatto, diventa spesso uno slice difensivo per proteggere l’articolazione.
Il dritto, però, rimane un’arma micidiale.
LA STRADA DEL RITORNO
Negli anni successivi, Del Potro lotta per ritrovare continuità nel circuito.
Pur non potendo esprimere sempre al massimo il suo potenziale, riesce a vincere tornei importanti e a ottenere risultati significativi, dimostrando una forza mentale fuori dal comune.
Nel 2013 Del Potro dimostra ancora una volta di poter competere con i migliori.
A Wimbledon raggiunge la semifinale dove affronta Novak Djokovic. Il match dura quasi cinque ore ed è una battaglia continua. Del Potro gioca un tennis sensazionale, colpendo vincenti da ogni parte del campo e spingendo Djokovic al limite.
Alla fine sarà il serbo a imporsi 7-5 al quinto set, ma quella partita rimane uno dei match più belli di Wimbledon degli ultimi anni.
Anche Djokovic, a fine incontro, riconoscerà la grandezza dell’avversario.
LA NOTTE OLIMPICA DI RIO
Uno dei momenti più emozionanti della sua carriera arriva nel 2016.
Dopo l’ennesimo periodo lontano dai campi e a un anno di distanza dalla terza operazione al polso, Del Potro arriva alle Olimpiadi di Rio de Janeiro quasi senza aspettative. Al primo turno si trova subito davanti uno dei favoriti: Novak Djokovic.
Quella partita diventa una delle sorprese più grandi del torneo.
Del Potro gioca con un’intensità incredibile, sostenuto da un pubblico completamente dalla sua parte, e riesce a battere il numero uno del mondo in due tie-break. Djokovic lascia il campo in lacrime.
L’argentino continuerà il suo straordinario percorso fino alla finale, conquistando la medaglia d’argento olimpica.

L’EROE DELLA COPPA DAVIS
Lo stesso anno Del Potro diventa protagonista anche di una delle imprese più importanti della storia del tennis argentino.
Nella finale di Coppa Davis contro la Croazia, l’Argentina è sotto 2-1. Nel quarto match Del Potro affronta Marin Cilic.
Sotto di due set, nella bolgia di Zagabria, sembra tutto finito.
Ma Delpo trova ancora una volta la forza di reagire. Rimonta la partita e trascina l’Argentina verso la prima Coppa Davis della sua storia.
GLI ULTIMI GRANDI RISULTATI
Nel 2017 agli US Open, l’argentino disputa un torneo fantastico. Nei quarti elimina Federer, reduce dalla doppietta Australian Open – Wimbledon, e si ferma solo in semifinale al cospetto del futuro vincitore: Rafa Nadal.
Nel 2018, Del Potro si toglie la soddisfazione di vincere il primo Master 1000 della carriera, a Indian Wells, battendo in finale Roger Federer.
A Flushing Meadows raggiunge la finale, quasi dieci anni dopo il trionfo del 2009, dove non può nulla contro Djokovic, che lo sconfigge in 3 set.
Proprio quando sembrava aver trovato una nuova stabilità fisica, il destino presenta a Juan Martín Del Potro un’altra prova durissima. Durante il torneo di Shanghai, si provoca una frattura alla rotula del ginocchio destro. È l’inizio di un nuovo calvario.
Gli interventi chirurgici si susseguono, così come i tentativi di riabilitazione. Ogni volta l’obiettivo è lo stesso: tornare a giocare, tornare a sentire il rumore della pallina colpita dal suo dritto devastante.
Ma questa volta il fisico non risponde più come prima e il recupero diventa sempre più complicato.
OLÈ OLÈ OLÈ DELPO DELPO
Dopo più di due anni di inattività, Delpo si presenta al torneo di Buenos Aires per dare un ultimo saluto alla sua gente. Viene sconfitto al primo turno dal connazionale Delbonis, ma il risultato non interessa a nessuno.
Nell’ultimo turno di servizio scoppia in un pianto incontenibile, tutto lo stadio si alza in piedi per applaudirlo e intonare il coro “Olè Olè Olè Delpo Delpo”. È un momento di grandissima emozione, non solo per il pubblico argentino ma per tutto il mondo del tennis.
È l’8 febbraio 2022 e Del Potro ha appena giocato la sua ultima partita da professionista.
POTENZA ALLO STATO PURO
Dal punto di vista tecnico era un giocatore piuttosto semplice da descrivere.
Dotato di un servizio potentissimo, ha costruito gran parte del suo gioco attorno alla solidità al servizio e alla grande aggressività da fondo campo.
Il suo marchio di fabbrica è sempre stato il dritto, uno dei colpi più efficaci del circuito, capace di produrre una potenza impressionante, soprattutto quando colpito piatto. Il rovescio a due mani, che era già un colpo meno solido, ha risentito degli infortuni al polso e nel corso degli anni è diventato un colpo più controllato e meno esplosivo. L’argentino si è distinto anche per la buona risposta al servizio e per una sensibilità tecnica spesso sottovalutata, capace di produrre colpi spettacolari come lob e tweener.
Pur trovandosi particolarmente a suo agio sul cemento, soprattutto quello newyorkese, ha dimostrato di poter competere ai massimi livelli su tutte le superfici.

UN CAMPIONE FRAGILE
Del Potro ha pagato un conto salatissimo con la fortuna. Gli infortuni lo hanno fermato più volte, impedendogli di ottenere quello che il suo talento avrebbe meritato.
Eppure, nonostante una carriera spezzata da tante difficoltà, il gigante di Tandil è riuscito a lasciare un segno indelebile.
Perché Delpo non è stato solo un grande giocatore.
È stato uno di quei rari campioni che il pubblico ha amato dall’inizio alla fine.
Juan Martín Del Potro, il gigante buono del tennis.
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